7 domande a Sandro Di Pisa

7 Domande a Sandro Di Pisa

a cura di Alessandro Bottelli

 

 

1. Che rapporto ha con la musica? La ritiene una portatrice sana di umorismo?

Ho sempre avuto un approccio umoristico alla musica, proprio perché la considero una cosa terribilmente seria. E il modo migliore per fare le cose seriamente è proprio quello di non prendersi troppo sul serio. Ad esempio nei miei concerti di Jazz cerco di divertire il pubblico, anche quello dei non specialisti, infilando a sorpresa delle citazioni di canzoncine famose, di sigle televisive, di spot pubblicitari o pezzi dei cartoni animati all’interno delle mie improvvisazioni.

 

2. In che cosa consiste il suo originale progetto di “Ridi-dattica” musicale?

Sia quando suono che quando insegno  cerco di trasmettere il gusto per la sorpresa musicale, per il divertimento intelligente. Divertirsi: dal Latino di-vertere, cioè cambiare direzione, trovare soluzioni creative e sorprendenti. Così negli anni ho sviluppato il progetto di “Ri-Di-dattica Musicale”. Per divulgare queste idee la conseguenza inevitabile è stata quella di produrre dei video e di pubblicarli su Youtube. La cosa ha riscosso un notevole gradimento e “Ridere con le orecchie” è diventato anche un Concerto/Lezione/Spettacolo che propongo in varie forme.

Forse esagero, ma credo che la “Ri-Didattica” possa diventare una vera e propria disciplina musicale. Ad esempio le “Canzoni che spiegano se stesse” costituiscono un sistema efficacissimo per far capire a chiunque le strutture e gli stili musicali.

 

3. Ci sono strumenti che hanno più talento di altri per l’ironia e la risata? Potrebbe farci qualche esempio?

Non credo sia una questione di strumenti, l’umorismo sta nell’esecutore/ compositore/ improvvisatore.

 

4. L’organo, a suo modo di vedere, è uno strumento che potrebbe esprimersi anche in maniera umoristica?

Sì, proprio perché è uno strumento generalmente considerato “serio” e legato alla musica sacra un suo uso irriverente potrebbe risultare molto spassoso.

 

5. Oltre alla chitarra, lei pratica uno strumento simpaticissimo come il banjo. A Lallio lo utilizzerà all’interno di un concerto d’organo. Le era mai capitata prima d’ora una simile esperienza?

Assolutamente no e sono molto curioso di sapere cosa ne verrà fuori.

 

6. Quali sono stati i musicisti con i quali si è più divertito a collaborare?

È impossibile fare dei nomi. La cosa più bella del suonare Jazz è il fatto che ogni musicista esprime in tempo reale la sua personalità e che la musica nasce proprio dall’alchimia sempre diversa che si crea tra le persone coinvolte nella performance (pubblico compreso!). In circa 36 anni di attività avrò suonato con più di 100 batteristi, 100 contrabbassisti, sassofonisti, cantanti, ecc. e con formazioni sempre differenti, dal duo alla big-band. Ogni volta è una sorpresa, quindi un divertimento  

 

7. Nelle sue note biografiche si legge che «per la vastità e versatilità del suo repertorio si è meritato la fama di “juke-box vivente”». Si ritrova in questa definizione?

Certo, anche perché forse sono stato io stesso a darmela per primo. In effetti credo di conoscere a memoria circa cinquantamila brani, però non c’è neanche uno che faccio alla perfezione. Per cui quando mi chiedono “facci il tuo pezzo forte, il tuo cavallo da battaglia”, non so mai cosa suonare.

 

 

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