5 domande a Giovanna Frene

5 domande a Giovanna Frene

a cura di Alessandro Bottelli

 

1. Come ha influito la conoscenza e la frequentazione di un poeta come Andrea Zanzotto sul suo personale modo di sentire la natura e di trasformarla, attraverso la parola, in percezione visivo-sonora?

In realtà, non mi ritengo un poeta che si sia quasi mai rivolto alla natura, pur essendo nata e vissuta tra campagna e città.  Di contro, la lettura e la conoscenza diretta di Zanzotto mi hanno fatto osservare meglio la natura, percepire quella dimensione dell’oltre che noi moderni abbiamo progressivamente perduto. L’influsso iniziale di Zanzotto si è depositato e nel tempo ha dato frutti diversi, principalmente sul versante dello statuto della poesia in rapporto alla storia: notoriamente Zanzotto non credeva nella possibilità della storia, e un libro come “Il galateo in bosco” non è affatto un libro sulla storia, ma sulla possibilità stessa della poesia. Ed è qui che la mia strada si è divisa da quella del mio maestro: penso sia ancora possibile una storia, fatta di frammenti, immagini, spezzoni di frasi, che la poesia ascolta e trascrive.

 

2. Se fosse una floricoltrice e dovesse inventare un nuovo tipo di fiore in omaggio a Zanzotto, come lo realizzerebbe? Che caratteristiche dovrebbe avere?

Un nuovo fiore creato appositamente per Zanzotto dovrebbe essere la somma di tutti i fiori di campo, o un incrocio in particolare tra papavero e dente di leone. Un dente di leone rosso, in pratica.

 

3. Nella vita quotidiana, ama circondarsi di fiori? Di quali, soprattutto?

Amo circondarmi dei fiori nel senso che mi prendo cura dei fiori che mi ha lasciato mia madre (roseti, gerani, alchechengi), e in più ogni primavera sotto il gelso rinnovo il piccolo angolo di piante stagionali che mia mamma faceva ogni anno (quest’anno ho piantato dalie, forsizie, begoniette, fiori del vetro e potunie).

 

4. Perché, pur non utilizzandoli per nutrircene, l’istinto ci porta a cogliere i fiori? L’uomo dunque si sostanzia non solo di cibo ma spesso di ciò che è pura, incondizionata bellezza?

Ecco, io non raccolgo più i fiori, mi piace vederli vivere nei prati.

 

5. La sua formazione, oltre che letteraria, è anche di tipo artistico. Quali sono i fiori dipinti che ritiene più memorabili, quelli che le suscitano maggior trasporto emotivo?

C’è un disegno di Dürer che adoro da sempre, “La grande zolla”, con quei magnifici tarassachi chiusi...

 

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