5 domande a Anna Maria Carpi

5 domande a Anna Maria Carpi

a cura di Alessandro Bottelli

 

 

1.  A secondo dei luoghi di provenienza, ogni fiore sviluppa una sua peculiare lingua, una sua pronuncia originale grazie alla quale riesce a comunicare con l’ambiente circostante?

Certamente, vedi il malinconico glicine, tanti grappoli vicini e ognuno come da solo, la tenerezza che fanno le solidali famigliole di margheritine nei prati e e la fanciullezza di un bocciolo di rosa e la faccia arrabbiata delle viole col loro nero al centro.

 

2. È possibile “tradurre” in parole l’incanto di un fiore? In che modo?

I fiori sono un antico tema della poesia, persino l’aspro poeta tedesco Gottfried Benn riempie di rose le sue poesie tarde, tanto che la moglie gli diceva: ma la vuoi smettere con le rose?

 

3. In poesia, quali sono i fiori che lei ha amato di più?

A questo non so rispondere.

 

4. L’interesse per i fiori è del tutto occasionale oppure nell’arco della sua produzione poetica essi hanno trovato ulteriori spazi di cittadinanza?

Io sono un’autrice della metropoli. Ma la mia casa milanese dà su un parco e credo di essere sempre stata toccata dagli alberi più che dai fiori. E ora piango sulla breve vita delle piramidi bianche e rosse degli ippocastani.

 

5. Oltre che belli e profumati, i fiori possono essere anche più o meno spiritosi, più o meno gelosi o distratti?

O guerrieri come la bellicosa strelizza il cui nome viene, credo, dallo slavo streljat, ossia sparare. Quelli che non amo sono i gigli.

 

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